mercoledì 14 settembre 2011

"Ti amo," gli ho sentito dire.
"Sto imparando ad amarti," ho risposto.
Si è acceso una sigaretta.
"Pensi che arriverà il momento giusto?" mi ha domandato.
Sapevo di che cosa stava parlando. Mi sono alzata e sono andata a sedermi sul bordo del suo letto. Di tanto in tanto, la sigaretta gli illuminava il viso. Lui mi
ha preso la mano e siamo rimasti così per alcuni istanti. Poi gli ho accarezzato i capelli.
"Non avresti dovuto domandarlo," ho risposto, alla fine.
"L'amore non fa molte domande perché, se cominciamo a pensare, allora iniziamo ad avere paura. E una paura inspiegabile, e non serve a niente tentare di esprimerla a parole. "Forse è la paura di essere disprezzata, di non essere accettata, di rompere l'incantesimo. Sembra ridicolo, ma è così. Perciò non si fanno domande: si agisce. Come tu stesso hai già detto tante volte, si corrono i rischi."
"Lo so. Io non ho mai domandato nulla, prima."
"Tu possiedi già il mio cuore," ho replicato, fingendo di non aver sentito le sue parole. "Domani potresti andar via. E ricorderemo sempre il miracolo di questi giorni: l'amore romantico, la possibilità, il sogno.
"Ma io penso che Dio, nella sua infinita saggezza, abbia nascosto l'inferno in mezzo al paradiso. Per fare in modo che stessimo sempre attenti. Per non farci dimenticare la colonna del Rigore mentre viviamo la gioia della Misericordia.'` Le sue mani hanno sfiorato i miei capelli.
"Impari presto," ha detto.
Io stessa ero sorpresa di ciò che avevo detto. Ma, se si accetta di sapere, alla fine si sa realmente.

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