Lui si è addormentato subito. Io sono rimasta a lungo sveglia, pensando alla nebbia, alla piazza, al vino e alla conversazione. Ho letto il manoscritto che mi ha prestato e mi sono sentita felice. Se Dio esistesse veramente, sarebbe Padre e Madre.
Poi ho spento la luce e sono rimasta a pensare al silenzio che c'era vicino al pozzo. E stato proprio nei momenti in cui non abbiamo parlato che ho capito quanto gli fossi vicina. Nessuno di noi aveva detto niente. E inutile parlare dell'amore, perché l'amore ha una propria voce e parla da sé. Quella sera, sul bordo del pozzo, il silenzio ha concesso ai nostri cuori di avvicinarsi e di conoscersi meglio. Il mio cuore, allora, ha ascoltato ciò che il suo cuore diceva e si è sentito felice. Prima di chiudere gli occhi, ho deciso di fare quello che lui definiva l"'esercizio dell'Altro".
"Sono qui in questa camera," ho pensato. "Lontano da tutto ciò a cui sono abituata, parlo di cose per le quali non ho mai provato alcun interesse e passo la notte in un paese dove non ho mai messo piede prima. Posso fingere, per alcuni minuti, di essere diversa."
Mi sono messa a immaginare come mi sarebbe piaciuto vivere quel momento. Mi sarebbe piaciuto essere piena di gioia, curiosa, felice. Vivere intensamente ogni istante, dissetarmi con l'acqua della vita. Avere di nuovo fiducia nei sogni. Essere capace di lottare per ciò che desideravo.
Amare un uomo che mi amava.
Si, era davvero questa la donna che avrei voluto essere e che, all'improvviso, compariva e si trasformava in me. Ho sentito la mia anima inondata dalla luce di un Dio, o di una Dea, in cui non credevo più. E ho percepito che, in quel momento, l'Altra abbandonava il mio corpo e si sedeva in un angolo della piccola camera. Io guardavo la donna che ero stata fino ad allora: era debole, ma fingeva di essere forte. Aveva paura di tutto, ma diceva a se stessa che non si trattava di paura, bensì della saggezza di chi conosce la realtà. Costruiva pareti intorno alle finestre da cui penetrava la gioia del sole, affinché i suoi mobili non si sbiadissero.
Ho visto l'Altra seduta nell'angolo della camera, fragile, stanca, delusa. Controllava e schiavizzava quello che avrebbe dovuto essere sempre libero: i sentimenti. Tentava di giudicare l'amore futuro in base alla sofferenza passata.
L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. E necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. E necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro.E ci salva.
Quando l'Altra si è allontanata da me, il mio cuore ha ripreso a parlarmi. Mi ha raccontato che il foro nel muro della diga lasciava passare un piccolo flusso, i venti spiravano in tutte le direzioni e lui era felice perché io lo ascoltavo di nuovo.
Il mio cuore mi diceva che ero innamorata. E mi sono addormentata contenta, con un sorriso sulle labbra.
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