I ricordi. Come sono strani i ricordi. A volte sembrano fondersi con i sogni. Chiudo gli occhi e ti vedo. Sei lì, che aspetti me. E già lo vedo il tuo sorriso compiaciuto, proprio di chi ha ragione. Novembre. Due cappotti neri, diverso il colore dei tuoi capelli lisci. Accellero il passo, guardo l'orologio che con tutti quei ciondoli mi avrai sentita arrivare già da un pezzo. Maledizione, mezz'ora di ritardo. Sono lì davanti a te. Sorrido.
"Sono in ritardo?"
"Un po'"
Sorridi.
Mi prendi la mano. Camminiamo.
Subito mi squadri, lo so che stai per criticare il mio vestito. Ho il cappotto sbottonato apposta. Ridi.
"Lo sai che non tutte si vestono come te?"
"Che ho di strano?"
"Credi di essere come tutte le altre? Vedi qualcun'altra come te?"
So che ti è sempre piaciuto che io fossi diversa.
"Però ora abbottonati. Chi è che deve vederti? Io, ed ormai ti ho vista." Altro sorriso compiaciuto.
"Non è vero, sono altre persone che devono vedermi." La mia faccia offesa. Quanto ti faceva ridere. Mi abbracci. Non lasciarmi.
Passeggiamo per il porto e la paura di essere visti da mio fratello ci porta vicino al braccio. Le tue labbre sulle mie. Mi scosti i capelli dalla fronte e la baci. Sorridi.
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